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Vi riporto un interessante “post” di Luigi Ferro preso da Pmi blog.

Conviene studiare? è la paradossale domanda che si pone Irene Tinagli autrice del libro Talento da svendere.

Conviene studiare?In teoria sì, visto che la Banca d’Italia afferma che il reddito medio di un laureato è di 26.700 euro l’anno contro i 17.700 di un non laureato. Però si tratta di una media. Bisogna vedere se in realtà il sistema riesce a valorizzare questi laureati. E allora si scopre che secondo l’Istat il 21% dei laureati trova lavoro nel periodo immediatamente successivo al conseguimento del titolo (22% per i diplomati) a un anno dalla laurea si arriva al 40%. In più i dati Ocse indicano che l’Italia è l’unico paese ad avere un tasso maggiore di occupati fra i diplomati rispetto ai laureati nella fascia di età fra i 30-40 anni.

Quando poi i laureati entrano in azienda hanno retribuzioni basse, allineate, se non inferiori nel breve periodo, ai diplomati. Secondo l’Ires i neolaureati hanno salari sotto i mille euro e sotto la soglia degli 800 euro vive il 25% di chi ha una licenza elementare, il 14% dei diplomati di scuola media e il 28% dei laureati.

E dopo cosa succede? Secondo il ministero dell’Istruzione a poco più di tre anni dalla laurea quasi un terzo dei laureati che ha trovato occupazione non svolge un lavoro per il quale era richiesto quel titolo di studio. L’Isfol ha poi notato che negli ultimi anni la domanda di qualifiche specifiche da parte delle imprese è diminuita e che il 75% degli annunci di lavoro non richiedeva nessun titolo di studio specifico, il 7% in più di tre anni prima.

Conviene studiare?

Segnalo sul tema anche l’approfondimento degli amici di firstdraft 


36 risposte a “Conviene studiare?”
  1. Conviene studiare?
    Assolutamente sì.
    Per un arricchimento personale, per ampliare le vedute, per poter scrivere sui blog senza fare errori di ortografia
    :-)
    Per il resto secondo me la laurea è un “pezzo di carta” difficile da rivendere nel mondo del lavoro.
    Significa che hai studiato 4 (o 5, o 6) anni in più rispetto ai tuoi compagni di scuola, che entrerai nel mondo del lavoro più tardi, che guadagnerai poco in un età in cui hai bisogno di indipendenza.

    L’università italiana è in una condizione di vera e propria emarginazione rispetto a quella di altri paesi dove l’innovazione è considerata prioritaria: si tratta di un sistema obsoleto, privo di iniziative volte al sostegno dei giovani e in perenne attesa di riforme che non arrivano.

    Al giorno d’oggi credo che l’università italiana sia del tutto inadeguata a favorire l’inserimento dei giovani laureati nel mondo del lavoro, ma se penso alla mia esperienza devo ammettere che io me la sono proprio goduta e che di cose ne ho imparate tante… cose che non servono a garantirsi un lavoro, ma ti aprono la mente.

  2. In realtà le riforme ci sono state… che queste abbiamo agevolato o meno l’ingresso del lavoro, è un altro discorso. I ragazzi di oggi possono laurearsi in 3 anni, volendo a 21 anni con una semi laurea puoi provare a cercarti un lavoro, con due anni in più la specializzazione. I programmi di studio si sono dimezzati, e la preparazione dei nostri laureati inizia ad essere scarsina. Ai miei tempi un laureato a priori “chiedeva di più” economicamente, ma valeva anche di più (più nozioni e conoscenza). Adesso non penso sia più così. I risultati vanno letti anche dal senso opposto ovvero che non c’è più una vera corrispondenza tra titolo di studio e preparazione (spesso chi ha scelto di lavorare ha una marcia in più) solo chi si rimbocca le maniche (come sempre) riesce a farsi strada (stage dopo stage) ma l’università non è più un investimento che si fa per assicurarsi un lavoro e una carriera.

  3. E’ chiaro che la domanda del post era paradossale.
    Conviene sempre studiare come sotiene anche il primo commento. Però in questo paese il dubbio guardando certe statistiche viene.
    Chi è interessato può dare un’occhiata anche al secondo post che ho scritto.
    http://blog.01net.it/?p=467
    saluti
    Luigi

  4. La mia risposta è Ni…

    voglio dire, dipende da cosa vuoi fare nella vita. Io sono per i fatti, saper fare le cose pratiche, esperienza sul campo, è quella che serve.
    Se vuoi fare un mestiere che può essere fatto solo mediante laurea, avvocato, medico ecc….è ovvio che ci voglia la laurea. Per altro sarebbe meglio sviluppare il senso pratico.
    Io ho preso una strada, il mondo della finanza e il trading online.
    Ero scritto in economia aziendale e volelo laurearmi, ma niente da fare, sapevo che stavo imparando cavolate che non mi sarebbero mai servite.
    Tanto per farvi capire, adesso potrei andare a lavorare a NY o Londra con stipendio dal primo anno sui 100/150.000 annui che aumenta poi negli anni successivi. Se avessi studiato all’università a quest’ora sarei uno dei tanti che ha studiato una marea di cose ricordando nemmeno un terzo di tutto. Sarei uno che non sa fare niente.
    Con le mie scelte, adesso ho 5 anni di esperienza nella finanza e delle possibilità invidiabili.

  5. Assolutamente non conviene studiare.
    Il motivo: uno resta per un tempo che va da 5 a 8 anni senza stipendio, pagando le tasse universitarie e per cosa? Cosa si trova un laureato? Contratti a progetto, il culo da farsi con turni massacranti e stipendi da 1000 - 1200 euro al mese, se va bene? E ve lo dice uno che è nel ramo ingegneristico, non uno uscito da lettere e filosofia.
    Dite alle persone che non devono studiare, farete risparmiare loro tanto tempo di vita e almeno 100.000 euro, tra tasse e mensilità perse. Noto infine che questo è un blog di imprenditori e sono proprio gli imprenditori che creano ed offrono i posti di lavoro: se queste sono le condizioni che offrite ad un laureato allora non prendete in giro nessuno, ma ditelo chiaro e tondo che è tutta una fregatura.
    Senza dubbio alcuno.

  6. Rincaro la dose dell’ingegnere che mi ha preceduto (ottima risposta la sua che da studente condivido integralmente) .
    Avete citato medici o l’avvocati…
    Uno specializzando medico dopo 6 anni di università percepisce 1800€ mensili netti, l’assunzione parte da 2500€.
    Uno che voglia fare l’avvocato fa 5 anni di facoltà, 2 di lavoro non pagato, 1 a spesso sperando di passare un esame che supera il 20% dei candidati (gli ordini professionali spingono dall’alto…) e poi deve ricominciare da zero.Risultato? Fino a 40 anni senza una lira in tasca (non esistono i minimi salariali per i liberi professionisti ovviamente…).
    Dite la verità, ne vale la pena??
    Poi ci si stupisce se i giovani dicono che studiare non serve e le professioni sono bloccate con una mobilità sociale inesistente…
    A me piace quel che faccio ma devo essere onesto, tornassi indietro non farei l’università, andrei a lavorare.
    Saluti

  7. A quanti hanno scritto che studiare non serve a niente posso chiedere quale cibo usano per nutrire la mente?

  8. Mi sembra troppo semplicistico affermare che lo studio non seve a fronte della gavetta e delle retribuzioni basse che spettano a un neolaureato. Vorrei far notare che solo pochi anni fa quando gli stipendi erano ancora in lire ci si sentiva ripagati e soddisfatti di aver trascorso tanti anni sui banchi di scuola e, non solo, ci si sentiva soddisfatti di aver conseguito quel titolo tanto agognato (per alcuni di noi). A mio avviso il problema non è lo studio, ma è il fatto che il sistema Italia per certi versi non funziona come dovrebbe e, forse, qualche riforma nella direzione giusta riporterebbe la situazione in equilibrio. La crisi che sta attraversando l’Italia è iniziata negli anni ‘90 ma mai come in questi ultimi anni ne stiamo subendo le ripercussioni e non è certo l’Università la causa di tanti problemi.

  9. Non mi sembra particolarmente corretto trasferire ai lettori il pensiero che lo studio non è necessario. Nella nostra società essere laureati apre le porte a diverse possibilità lavorative. Innanzitutto ci sono i concorsi aperti ai laureati e i partecipanti non sono discriminati per l’età, il sesso, l’ideologia politica e quella religiosa. Inoltre mi chiedo quale imprenditore (io faccio parte della categoria) assume un diplomato del liceo classico o scientifico che non ha assolutamente nozioni aziendalistiche e di altro tipo, certamente possono avere più speranze coloro che si diplomano presso gli istituti tecnici o ad indirizzo specifico, costoro potrebbero trovare un impiego presso studi tecnici o presso attività artigianali sempre detto che, quest’ultimi, abbiano la necessità di allargare il proprio organico. Molte attività richiedono un bagaglio nozionistico che solo l’Università può fornire, certo l’esperienza è molto importante, ma se uno vuol fare carriera ha bisogno del titolo. Già ai tempi di mio nonno la laurea aveva il suo valore. Mi raccontava che l’esperienza acquisita in 10 anni di lavoro l’ingegnere l’apprendeva in due mesi e, naturalmente, dopo averla acquisita andava a ricoprire posizioni economicamente meglio retribuite.
    Condivido il pensiero di Pam, la quale sostiene che lo studio permette di ampliare le vedute e consente di scrivere sui blog senza fare errori di ortografia. Al contrario, mi sembra ridotto ai minimi termini il discorso di Paolo e Pietro. La retribuzione che viene offerta al neo laureato è regolata dal C.C.N.L. e quando vengono assunti a CO.CO.PRO. o con altre forme contrattuali si devono reputare fortunati, in quanto siamo in un periodo di recessione economica e, anche se sono retribuiti col minimo sindacale, lavorando imparano il mestiere e possono rivendersi sul mercato.
    Sono laureata in Economia e non è stato facile portare a termine il percorso, ma vista l’importanza dell’istruzione consiglio ai giovani di studiare per un futuro migliore.

  10. Sono perfettamente daccordo con Donatella, aggiungo solo qualche particolare, Tra tutti gli iscritti ad ingegneria, ad ottenere i migliori risultati sono quelli che provengono da un liceo classico, chiedetevi il perchè. Dopo averlo fatto chiedete a voi stessi se andando in ospedale vi fareste mettere le mani addosso da una persona che ha la licenza elementare o se per difendervi in tribunale vi affidereste mai a chi ha un diploma dell’istituto d’arte (senza alcuna offesa per chi vuol intraprendere una strada così difficile come quella dell’artista).
    A corollario del discorso, invece di guardare la situazione economica di un neolaureato, andate a vedere come vive chi si è pensionato da operaio e chi gode della pensione dopo una carriera da avvocato.
    Un imprenditore più di chiuque altro, sà che per ottenere dei risultati economici deve passare molto tempo e all’inizio si lavora molto più duramente perchè si investe su se stessi e sulla propria professionalità che cresce giorno per giorno.

  11. Lasciando stare la domanda poetica di Francesco Ravenda sul “cibo che nutre la mente”, passiamo a parlare di fatti concreti e di vita reale.

    Innanzitutto, cara Roberta, ti voglio far presente che quando gli stipendi erano in lire il sistema universitario non era come quello che c’è adesso (e in cui io, e anche Paolo credo, ci ritroviamo): era più difficile laurearsi, i laureati erano molti meno e quindi, principio base dell’economia insegna, a minor offerta di risorse umane qualificate corrispondevano stipendi e trattamenti lavorativi più degni e appaganti. Adesso non è così.

    Serve studiare? Certamente. Studiare serve molto. Anche, che so, fare una passeggiata al giorno serve (a mantenersi in salute).
    Conviene studiare? Assolutamente NO. Così come non conviene andare a fare una passeggiata al giorno se le vie che frequento sono quelle del centro città quando l’inquinamento è oltre il livello di guardia.

    E perché non *conviene*? La convenienza si ha quando i benefici superano i costi. Elementare. Ebbene, allo stato attuale, quando pure l’imprenditrice Donatella chiama “essere fortunati” l’avere un contratto CO.CO.PRO. al minimo sindacale (ripeto, minimo sindacale + CO.CO.PRO.), farsi il culo per 5, 6, 7 ma anche 8 anni (senza stipendio e con tasse da pagare) non conviene.
    Potete smentire quello che ho detto portando qualcosa di più sostanzioso della facoltà di “non fare errori di ortografia sui blog” e di avere “vedute più ampie”? Potete smentire il quadro *reale* che ha fatto Paolo nella sua risposta? Altro che “semplicistico”, qua solo io e Paolo abbiamo portato cifre e numeri a testimonianza della nostra esperienza diretta.

    Concludendo sarei molto curioso di sapere dove Antonio Saponaro attinge per le statistiche secondo cui i migliori ad ingegneria sono quelli provenienti dal liceo classico (cosa della quale lascia a noi intuire il perché). Nella mia esperienza ho conosciuto solo una persona che veniva da quel tipo di liceo: al secondo anno si era già ritirato.
    Arrivederci.

    PS. Visto che di studiare non si finisce mai, consiglio a tutti una sana lettura per “ampliare ulteriormente le proprie vedute”:
    “Schiavi moderni”, recuperabile gratuitamente in PDF dal sito di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it)

  12. Caro Pietro, supponendo che tutti fossero presi dalla follia e abbandonassero gli studi, riesce ad immaginare come diventerebbe il nostro paese tra qualche anno? Tutti investirebbero 0 Euro in istruzione e anche se guadagnassero 100 euro al mese avrebbero ottenuto un guadagno del 10.000% rispetto all’investimento iniziale.
    Dopo aver pronunciato queste frasi, non lamentiamoci che il progresso è trainato dagli altri stati, cerchiamo di proporre maggiori investimenti statali nella formazione e nella ricerca, cerchiamo una soluzione all’attuale sistema scolastico, invece di dissuadere le persone dallo studio.

  13. Caro Pietro, se vuoi parlare di numeri basati su statistiche ufficiali e non su quelle personali. Inoltre, come esempi prendi dei casi estremi, ci sono anche le vie di mezzo. Non tutti i laureati arrivano a 40 anni senza una lira in tasca (come scrive Paolo); ancora, non tutti i laureati studiano per 5, 6, 7 e 8 anni (senza stipendio e con tasse da pagare), come invece scrivi tu. Infatti, se uno studente per finire un corso di laurea di 4 anni (per alcune Facoltà) o 5 anni (per altre), senza lavorare, ci mette il doppio degli anni forse non è particolarmente predisposto per lo studio e/o ha scelto il percorso sbagliato.
    Non dovresti sottovalutare l’importanza di scrivere e, soprattutto, di parlare in modo corretto la lingua italiana e tanto meno di ampliare le vedute, in quanto è avvilente conversare con persone che hanno un’espressione disorientata quando parli di “disavanzo, PIL, economie di scala, voci di bilancio” e quant’altro (per rimanere nell’ambito aziendalistico)”. Naturalmente queste espressioni permangono anche se affronti discorsi di attualità dove è richiesto un minimo di cultura generale. Purtroppo oggi la scuola non ti fornisce più certi strumenti. L’Università parte dal presupposto che tu li abbia, quindi se vuoi laurearti sei solo tu che, con la volontà e l’impegno, te li costruisci.
    Se invece vogliamo parlare di numeri, puoi affrontare questa breve lettura e comparare i dati che trovi nei seguenti siti (purtroppo non ho il tempo per farti l’elaborazione dei dati): http://statistica.miur.it e http://www.istat.it.
    “Gli anni novanta hanno segnato per il sistema accademico italiano un periodo di crescita, sebbene rallentata rispetto alla fase di notevole espansione degli anni settanta ed ottanta. Sul fronte della domanda, invece, il decennio trascorso si è caratterizzato per una nuova tendenza alla contrazione: a partire dal 1993/94, dopo decenni di crescita ininterrotta dei nuovi ingressi nel sistema accademico, le immatricolazioni hanno preso a diminuire. Tale contrazione, (…), dipende però anche da una sempre minore propensione giovanile a proseguire gli studi oltre la scuola secondaria. Il tasso di passaggio all’università (immatricolati per 100 maturi) scende infatti dal 73% del 1993/94 al 65% del 1999/2000.
    Il calo complessivo delle immatricolazioni, tuttavia, è da addebitare esclusivamente ai cicli lunghi. Questi ultimi, infatti, registrano nell’a.a. 1990/2000 un calo del 6,6% rispetto all’anno accademico precedente, mentre i cicli brevi aumentano del 13,5%. Eppure, nonostante il notevole sviluppo dei cicli brevi, il numero di giovani che sceglie di intraprendere questo tipo di formazione è ancora molto basso, specie se paragonato all’elevato numero di iscritti ai corsi di laurea. Nell’a.a. 1999/2000, infatti, si registrano soltanto 13 iscritti a corsi di diploma e scuole dirette a fini speciali ogni 100 iscritti a corsi di laurea (…).
    Così, da noi, la quota di giovani in possesso di titolo accademico “breve” è molto contenuta rispetto agli altri paesi sviluppati, mentre, se si guarda ai tassi di conseguimento delle lauree lunghe, l’Italia spicca ai primi posti delle graduatorie internazionali.
    L’Istat (Istituto Nazionale di Statistica) con una recente edizione sul rapporto “Università e lavoro” ha aggiornato i dati relativamente all’inserimento professionale dei laureati del 2001, ai percorsi di studio e lavoro dei diplomati di scuola secondaria superiore del 2001, alle forze lavoro e all’istruzione universitaria.
    Nell’anno accademico 2005/2006 gli iscritti per la prima volta alle università italiane sono stati 332mila, con un calo di 16 mila in meno rispetto all’anno precedente quando le matricole erano state 348mila.
    Un leggero calo, di immatricolazioni, meno 1,5%, si era già registrato nell’anno 2004/2005 che aveva rappresentato il primo arresto della crescita che poi è stato confermato con un ulteriore ridimensionamento, meno 4,5% nel 2005/2006.
    Un altro dato è abbastanza significativo: il 92,9 % degli immatricolati si è indirizzato verso i corsi triennali, le cosiddette lauree brevi introdotti della recente riforma. Solo il 5,7% ha scelto la laurea a ciclo unico (medicina, farmacie, architettura, ecc.) e appena l’1,5% i corsi previsti dal vecchio ordinamento.
    Malgrado le numerose difficoltà di percorso, proseguire gli studi oltre la scuola secondaria è decisamente vantaggioso dal punto di vista lavorativo, poiché la laurea riduce il rischio di disoccupazione, specie all’aumentare del tempo trascorso dal suo conseguimento. Infatti, il tasso di disoccupazione, pari al 27% tra i diplomati di scuola secondaria superiore, scende al 21% tra i neolaureati 25-29enni e all’8,6% tra i laureati 30-34enni. Le lauree che trovano più facilmente collocazione sul mercato del lavoro sono quelle dei settori ingegneria, con l’88% dei laureati occupati in lavori continuativi iniziati dopo la laurea, chimico-farmaceutico (78%) e scientifico (75%). Decisamente più critica la situazione per chi ha conseguito una laurea nei settori geo-biologico (58%), letterario (56%) e insegnamento (50%).
    Il possesso del titolo accademico, tuttavia, non garantisce sempre l’accesso a professioni adeguate al livello formativo raggiunto. Infatti, almeno nella fase di primo inserimento lavorativo, nonostante la laurea sia un requisito di accesso alla professione in 7 casi su 10, oltre 5 laureati su 10 si inseriscono in ruoli lavorativi che potrebbero più opportunamente essere ricoperti da persone con titoli di studio inferiori. Agli inizi della carriera lavorativa, quindi, la formazione universitaria può rivelarsi un investimento eccessivo rispetto alle reali necessità della domanda, con ovvie conseguenze anche sul piano della retribuzione. Infatti, il confronto internazionale rivela che il reddito dei 30-34enni italiani in possesso del titolo universitario supera quello dei diplomati solo del 26%, contro il 100% del Portogallo e l’80% di Regno Unito e Stati Uniti”.
    Fonte: ISTAT, Lo stato dell’università. I principali indicatori, 13 maggio 2003.
    P.S.: Ovviamente l’espressione: “le persone che lavorano con il Contratto a Progetto si devono reputare fortunate, anche se sono retribuite col minimo sindacale …”, era riferita al vantaggio che questi hanno rispetto a coloro che non riescono a trovare un posto di lavoro (quindi DISOCCUPATI) perché non hanno alcun requisito. Bisognerebbe avere vedute più ampie!

  14. Caro Pietro, quando mi sono laureata io era il 1997, poco più di dieci anni fa, è vero l’Università era molto più difficile di quella odierna, ma se leggi le statistiche ufficiali (vedasi risposta di Donatella) il numero degli iscritti con la vecchia normativa universitaria, era maggiore rispetto ad oggi. Infatti, la nuova normativa ha trovato origine da diverse considerazioni quali: equiparere il sistema universitario italiano a quello degli altri stati comunitari e non, consentire agli studenti di laurearsi in corso e, soprattutto, vista la flessione degli iscritti incentivare le iscrizioni, ecc..
    Il principio economico a cui hai fatto riferimento è corretto, peccato che lo hai applicato al contesto sbagliato, poichè in quegli anni la domanda di lavoro era maggiore dell’offerta.
    Mi auguro che la risposta di Donatella sia sufficiente a smentire le tue considerazioni che sono squisitamente personali.
    Saluti.

  15. Riporto un commento dal blog di cui sopra (Pmi blog) e un altro preso dal sito http://www.b2corporate.com (che vi consiglio di visitare, per il post: “università ? master ? soldi buttati inultimente”)

    “Bisogna poi vedere l’altra faccia della medaglia: l’università italiana non solo conta poco nel mondo, ma è spesso incapace di preparare le persone al mondo del lavoro (Academic Ranking of World Universities http://ed.sjtu.edu.cn; http://rankings.ft.com/global-mba-rankings). Aggiungiamo le 13.000 cattedre inutili evidenziate dal Sole 24 Ore, l’intervento amaro del Prof. Zecchino sulla riforma universitaria, la scarsa capacità di attrarre gli studenti stranieri, sempre evidenziata dal Sole 24 Ore, la scarsità di bravi docenti di materie scientifiche …. Gli MBA e i master in generale poi provocano disastri come quelli presenti sul sito http://www.b2corporate.com, dove gente plurititolata è talmente infarcita di teoria, che nei forum dispensa consigli assurdi e probabilmente provoca gravi danni nell’azienda in cui lavora. Meditare sulla situazione è d’obbligo.”

    “Finalmente siamo sulla strada giusta !!!
    Riporto una piccola parte dell’articolo pubblicato in prima pagina da Italia Oggi del 28 agosto 2008 (di Marino Longoni):
    “Il pezzo di carta ? Inutile. Il ministro dell’istruzione, Maristella Gelmini, ha annunciato ieri, da Rimini, l’intenzione di abolire il valore legale del titolo di studio. Si tratta di una riforma che stravolgerebbe le abitudini mentali degli italiani, abituati da sempre a considerare l’investimento scolastico finalizzato al conseguimento del pezzo di carta. Perchè poi alla fine è quello che conta…. (continua)”

    Abolizione del valore legale del titolo di studio.
    Come ampiamente dimostrato in un altro mio post (master, università ? Soldi buttati inutilmente), a dispetto di buffoncelli ignoranti che oltretutto, ci si chede come facciano a lavorare da qualche parte (non si sa come, vista la profonda ignoranza, e con quali danni per l’azienda che li ha assunti), siamo arrivati finalmente al nocciolo della questione: essere valutati in base ale capacità, al valore, alle esperienze, ai risultati raggiunti, all’intelligenza, ma sopratutto in campo economico (visto il forum che ci ospita), al realismo, alla praticità, al saper fare. Speriamo che le intenzioni del ministro si concretizzino subito, senza indugi….
    Permane comunque un problema di fondo: in italia le aziende sono da una parte incapaci di comprendere il valore delle persone preparate, dall’altra pagano comunque una miseria anche chi di risultati ne consegue giorno dopo giorno… “

  16. Come prima cosa voglio puntualizzare che il post si intitola “Conviene studiare?” e che l’autore nel suo contributo ha posto la domanda mettendo in rilievo i dati occupazionali e sugli stipendi e nient’altro, ed è questo che mi interessa approfondire nei miei ragionamenti; lo dico per chiarire ulteriormente perché non considero rilevanti ai fini della discussione la famosa “apertura mentale” o una padronanza dell’italiano “certificata dall’accademia della Crusca”.

    Se qualcuno mi chiede “Conviene studiare?” dal mio punto di vista la domanda si sviluppa così: “Ho appena finito la scuola superiore. Ho due scenari: posso frequentare l’università o posso cercarmi un lavoro. Cosa cambia in termini di euro guadagnati sul medio periodo (che so, fino a 34 anni, per esempio)?”. Perché medio periodo? Ora vi spiego.

    Antonio Saponaro, in un suo intervento precedente, diceva: “invece di guardare la situazione economica di un neolaureato, andate a vedere come vive chi si è pensionato da operaio e chi gode della pensione dopo una carriera da avvocato”.
    Saponaro, perdoni la brutalità, ma se devo costruirmi una vita tra poco che sarò neolaureato, è inutile sapere che un tizio busserà alla mia porta a 50-60 anni con un milione di euro per me se fino a prima ho ricevuto uno stipendio e una condizione contrattuale che non mi ha permesso neanche di metter su famiglia o di chiedere un mutuo per comprare casa. Ho reso l’idea di quale sia il nocciolo della questione? Non si può chiedere ai ragazzi che l’università sia un investimento a lungo termine, ma solo a medio termine e per il motivo che ho detto prima: deve essere un investimento, cioè, che costi solo per il periodo in cui durano gli studi e che poi, invece, cominci a ripagare da subito chi ha investito. Non è un costo da poco e ve lo quantificherò più avanti.

    Da una parte, quindi, abbiamo il gemello cattivo (o furbo?), che, con il suo italiano “sgrammaticato”, si è cercato un lavoro subito; dall’altra il gemello buono (o ingenuo?), che, con la mente aperta sul mondo, ha impiegato 7 anni extra per finire l’università. Ottimo.
    Forse Donatella dirà che non è possibile che tutti abbiano scelto la facoltà sbagliata, ma secondo i dati Almalaurea 2008 sui laureati 2007, l’età media alla laurea per le lauree specialistiche è 27,3 anni e l’80% si iscrive o in regola a 19 anni o con 1 anno di ritardo: quindi 27 anni - 20 anni = 7 anni. Il tutto verificabile a http://www.almalaurea.it/cgi-p.....p;LANG=it. Per il seguito considererò che i gemelli si siano diplomati in regola, a 19 anni.

    Analizziamo un passaggio chiave per procedere. Come citato da Donatella (numeri “giusti” e ufficiali, non dati che mi invento io la notte e quindi “squisitamente personali”) “il confronto internazionale rivela che il reddito dei 30-34enni italiani in possesso del titolo universitario supera quello dei diplomati solo del 26%, contro il 100% del Portogallo e l’80% di Regno Unito e Stati Uniti”; ancora Luigi Ferro, l’autore del post (giuro che non sono io sotto falso nome): “Quando poi i laureati entrano in azienda hanno retribuzioni basse, allineate, se non inferiori nel breve periodo, ai diplomati.”

    Quindi si evidenziano due cose: “In Portogallo e nel Regno Unito i laureati non sono costretti a farsi questo tipo di domande ma vengono compensati come meritano” e “nel breve periodo, ma neanche tanto breve (almeno fino a 34 anni), un laureato ha in media solo un 26% di vantaggio”. Aggiungo un’altra frase (niente paura, è sempre Ferro che ci guida): “Secondo l’Ires i neolaureati hanno salari sotto i mille euro e sotto la soglia degli 800 euro vive il 25% di chi ha una licenza elementare, il 14% dei diplomati di scuola media e il 28% dei laureati”.

    Tiro le somme: un neolaureato ha uno stipendio pari o inferiore a un diplomato e si tratta di qualcosa sotto a 1000 euro; almeno fino a 34 anni un laureato guadagna solo il 26% in più. Faccio una piccola semplificazione: considero che diplomato e laureato guadagnino 1000 euro tutti e due all’ingresso nel mondo del lavoro (in realtà Diplomato ≥ Laureato) e che il famoso bonus 26% di vantaggio valga a partire da 29 anni.
    Dunque un diplomato entra al lavoro a 19 anni e fino a 34 guadagna un totale di 15 anni * 13 mensilità * 1000 € = 195.000 €. Un laureato entra al lavoro a 26 anni (19 anni + 7 per laurearsi) e fino a 34 guadagna un totale di 120.900 €, cioè 3 * 13 * 1000 = 39.000 € (tre anni a pari trattamento) + 5 * 13 * 1260 = 81.900 € (cinque anni con il “bonus”)

    Dunque siamo a 34 anni (34! Sarà ora di metter su famiglia?) e il nostro diplomato ha incassato 195.000 € mentre il laureato è fermo a 120.900 €. A 34 anni, dopo 8 anni di lavoro del laureato e 15 del diplomato, il diplomato vince ancora! E di quasi 75.000 €!
    - QED, potrei scrivere.

    Non mi sembra di aver fatto ipotesi troppo assurde per arrivare a questa conclusione: non ho considerato gli incrementi di anzianità in entrambi i casi, essendo quelli inclusi nel 26% di vantaggio; non ho contato gli interessi percepiti dal diplomato quando il laureato non lavora e quelli di quando il laureato guadagna di più, ma penso che i due si pareggino sostanzialmente fra loro nel lasso di tempo considerato. Donatella, memore di quanto mi aveva già contestato potrebbe ridire: “sì, ma i laureati, anche se prendono poco, lavorano; i diplomati no” (ho riassunto in modo grossolano). Io controbatto ricitando Ferro a inizio pagina che nota che “l’Italia è l’unico paese ad avere un tasso maggiore di occupati fra i diplomati rispetto ai laureati nella fascia di età fra i 30-40 anni” (dati OCSE) e che “L’Isfol ha poi notato che negli ultimi anni la domanda di qualifiche specifiche da parte delle imprese è diminuita e che il 75% degli annunci di lavoro non richiedeva nessun titolo di studio specifico, il 7% in più di tre anni prima”; inoltre per quanto riguarda il confronto sulla fascia 25-29 anni, la stessa Donatella riporta che “il tasso di disoccupazione, pari al 27% tra i diplomati di scuola secondaria superiore, scende al 21% tra i neolaureati 25-29enni” (dati ISTAT): qui c’è un vantaggio misurabile per i neolaureati, lo ammetto, ma la distanza non è così abissale da compromettere la bontà del ragionamento.
    Non so quali altre cose mi possiate contestare, e sono tutti dati ufficiali. Ci sono le mie semplificazioni e gli errori statistici nel ragionamento fatto - certo! - ma vi sfido a trovare dei vizi tali da sovvertire completamente il risultato.

    A questo punto ho i numeri per dare la giustificazione promessa sul costo, non irrisorio, della laurea: al nostro gemello - adesso lo posso dire - ingenuo, l’università è implicitamente gravata per mancato guadagno di ben 7 anni * 13 mensilità * 1000 € = 91.000 €.
    Notare prego che, in nome della semplicità, ho anche azzerato tutte le tasse universitarie e le spese affini, che non costituirebbero proprio una cifra trascurabile; nel mio post precedente, contestato, avevo scritto 100.000 € (qui tasse e varie erano però incluse): una cifra che, a conti fatti, sembrerebbe non proprio campata in aria.

    Io molto probabilmente farò considerazioni su scenari personali, da futuro neolaureato e non da imprenditore, ma fatto è che se una persona venisse da me e mi chiedesse se convenga o meno studiare, in cuor mio non potrei fare altro che dirgli “No”. Sarei falso a fare altrimenti.
    E, alla luce di tutto questo, la vostra risposta sarebbe comunque “Sì”?

  17. i vostri ragionamenti sono molto parziali limitati ai primi anni, se considerate invece tutta la carriera fino alla pensione la laurea stravince ,se poi consideriamo le capacita fisiche di arrivare agli 80 anni i vantaggi della laurea sono senza dubbio fuori discussione.

  18. c’è chi ragiona come Pietro, ed è da apprezzare, e chi come Piero parla, parla, parla… senza uno straccio di fatti, ragionamenti, statistiche, commenti da parte di chi vive all’estero. Per quel poco che ho potuto vedere nella preparazione dei neolaureati, c’è comunque poco da stare allegri: sono solo pieni di teorie e troppo presuntuosi nel confrontarsi con gli altri. Inoltre c’è anche chi, laureato, fino a 80 anni prende 800 euro al mese (il 28% del totale). Contenti voi… è meglio fare l’idraulico, o l’imprenditore, oppure studiare, ma all’estero, e restarci.

  19. altro link che smentisce completamente Piero:

    http://www.denaro.it/VisArtico.....%20pastore

    e dimostra completamente la validità di ragionamento di Pietro.

  20. A mio parere nessuno di voi può stabilire se conviene o meno studiare, lo si può fare solo in maniera personale. infatti dipende da un’eventuale attività lasciata dalla propria famiglia, da ciò k piace e da qnt una persona sia portata nello studio…. Secondo me il miglior lavoro è quello k piace! La possibilità d guadagnare con qualsiasi lavoro c’è, è da dire k in italia ci sono poke menti e poki lavoratori, siamo tanti scanzafatike rispetto ai nostri cugini europei! A me piacerebbe fare l’ingegnere, per farlo bisogna laurearsi e lo farò, un anno l’ho già fatto… certamente se sapessi di dover trascorrere più di 5anni all’università x farlo nn lo farei… Ognuno sa ciò k gli “conviene” ! Non importa k ce ne sono tanti di ignegneri civili in giro, e nemmeno k c sn tanti arkitetti k fanno gli ingegneri, io farò il lavoro k mi piace, se sarò più bravo e onesto della massa lavorerò (e avrò da vivere), se no sarà solo inefficienza mia…..
    P.s.: è vero k xò studiare in alcuni (rari) casi sarebbe vano x trovare un lavoro…….ma bisogna ragiornarci un pò e capirlo. Solo uno sciocco sceglierebbe di prendere lettere e filosofia per insegnare a scuola in una terra come la mia (quella calabrese) con il federalismo in atto e con l’eliminazione della SSIS!
    Buona fortuna per tutto…..

  21. A mio parere, prima di pensare di fare l’ingegnere dovresti imparare a scrivere in italiano. Il tuo giudizio sarà saggio soltanto dopo che avrai finito gli studi, sulla base dei costi e tempi sostenuti rispetto a quello che guadagnerai. E comunque i fatti dimostrano il contrario di quello che affermi: fintanto che parli senza fatti non sei credibile. Leggi per esempio il Corriere della Sera di oggi per capire la condizione di sfascio dell’università italiana attuale (giudizio dell’OCSE)….

  22. Prima di fare lo spavaldo ironizzando sul mio stile di scrittura “giovanile” avresti dovuto sapere k fino ai tempi del liceo m sn classificato nei primissimi posti in tutti i concorsi d componimenti in lingua italiana a cui ho preso parte….
    Per qnt riguarda i miei pensieri nulla da aggiungere, xkè contrariamente a ciò k affermi tu, un giudizio può essere saggio anke a priori, nn necessariamente a postumi…. Qll k scrivi è semplicemente il riflesso nell’acqua in 1bel giorno di primavera dei giudizi altrui (OCSE ecc. ecc.).
    Ti auguro cmq d fare strada nella vita….

  23. Senza volere far diventare il post da “Conviene studiare” a “Vincenzo e la sua scrittura da ‘bimbominkia’ (o da messaggio SMS, per i non avvezzi al termine gergale)”, concordo con marklab. Tu sarai anche abituato a decifrare quelle parole contratte e quelle storpiature dell’italiano, ma non è rispettoso nei confronti degli altri scrivere i propri contributi in quel modo. Non tutte le persone hanno voglia di stare a decifrare “geroglifici”. È così difficile fare uno sforzo per essere comprensibili verso gli altri che magari sarebbero interessati a leggere le tue opinioni? E dire che per la prima riga ti riesce, poi chissà perché no. Comunque fai come credi: non è spavalderia; è solo una constatazione e, se lo accetti, un consiglio. Non hai certo bisogno di millantare i primissimi posti nei concorsi di lingua italiana.

  24. Ma Roberta, Donatella e Antonio Saponaro che fine hanno fatto?
    Hanno finito gli argomenti o si sono semplicemente stufati?
    Io speravo che mi smentissero. Non so perché, ma non mi sento molto rassicurato da questo…

  25. Mi intrometto solo un momento per sottolineare un difetto (già per altro fatto notare): in questo blog esiste la difficoltà di seguire le discussioni che interessano nel tempo.
    Pietro me ne da lo spunto: come faranno Roberta, Donatella e Antonio a sapere che Pietro li sollecita ad una risposta se non ripassando casualmente in questo articolo?
    E’ vero che nella colonna di destra si vede un elenco degli ultimi commenti, ma fanno presto a scorrere in basso e quindi a sparire.
    Ci vorrebbe il feed anche per i commenti, oppure la possibilità di essere avvisati via e-mail dei nuovi commenti, come già accade in tantissimi blog.

  26. Caro Vincenzo,
    considerato che sei ancora giovane, aspiri come tutti i giovani, ma devi ancora dimostrare, perchè i componimenti di italiano attualmente finiscono nella spazzatura…. così come le aspettative di tanti ingegneri, (che a differenza tua sono già laureati e molti a pieni voti), i quali quando sono stati corsisti ad un master universitario di logistica in cui sono stato docente, hanno capito quanto la laurea specialistica non serva a niente quando si entra in azienda. Prova a presentarti presso un’azienda con la tua presunzione dopo aver conseguito il titolo, e vedrai come ti prenderanno a calci nel sedere… . E’ sufficiente fare qualche piccola banale domanda ad un ingegnere o un matematico per metterlo in crisi quando si tratta di applicare le materie scientifiche in una impresa.
    La fortuna serve a te, io già lavoro in tre aziende con ottimi risultati e ho già ampiamente dimostrato.
    Prima di parlare, a te servono i fatti, altrimenti fai solo ridere

  27. Ho letto con interesse quanto esposto
    anche perchè ho 50 anni , i bambini ancora piccoli ma penso gia’ cosa è meglio per i miei figli.
    L’argomento è molto complicato pero’ tengo sempre presente che gia’ quando avevo 21 anni , se volevi entrare in una fabbrica dovevi firmare che NON eri diplomato , perchè altrimenti come contratto di lavoro avrebbero dovuto assumerti con un contratto piu’ vantaggioso per te.
    Quando avevo 30 anni le regole erano cambiate e se volevi entrare in fabbrica dovevi essere diplomato altrimenti gia’ al colloquio nenche ti chiamavano.

    Purtroppo il mondo cambia e non possiamo sapere coome sara’ in futuro ma frose credo che sia meglio studiare.
    Non sono ottimista, sento in televisione piu’ di una volta che i Max esperti fanno delle valutazioni per il futuro e dicono: “Oggi conviene laurearsi in lingue e soprattutto in lingua cinese, sicuramente per il domani il lavoro non mancherà”, purtroppo non è vero neanche questo, persone che conosco mi dicono che gia’ attualmente questa cosa è sbagliata!, sapete quanti milioni di cinesi sono laureati in lingue ed anche in Italiano?. I cinesi ( e non cinesi) assumeranno sempre personale cinese perchè costa semplicemente meno. Purtroppo la soluzione per il futuro non la conosce nessuno!. Immaginando un futuro a livello globale e non solo Italiano è ancora peggio, i miei bambini dovranno fare i conti con realta’ europee ed anche mondiali, con i nuovi paesi emergenti e situazioni molto particolari che forse oggi non si possono valutare.

    Secondo me in futuro è probabile che un laureato dovra’ sudare per trovare un impiego da E 1000 al mese , purtroppo sara’ così ma forse potra’ avere, con la laurea, anche anche possibilita’ di poter trovare un lavoro migliore, chissa’.
    Nel frattempo un laureato e’ anche ad es. un Perito elettrotecnico, un geometra, un ragioniere, oppure puo’ aver fatto anche un corso da parruchiere oppure da manutentore di caldaie oppure da tubista , oppure puo’ essere diventato un esperto subaqueo, perchè no?!.
    Se non lo è potrebbe diventarlo senza difficoltà. Un ingegnere potrebbe mettere su una ditta di ristrutturazioni di case e appartamenti etc.. ecco, credo che come consiglio ai miei figli mi indirizzero’ a fargli capire di essere delle persone come tutte le altre e che possono fare quello che volgiono nella vita, basta che abbiamo la salute, la voglia di imparare, di apprezzare e di mettersi in gioco ma, per prima cosa la volglia di studiare , per quanto mi riguarda che siano dotati anche di una laurea anche senza Master particolari, a questo ci penseranno dopo se sara’ nelle loro e nelle mie possibilita’.
    Spero di riuscire.
    P.S. conosco un architetto che ha una pizzeria e fa’ delle pizze buonissime ed anche alcune molto stravaganti. E’ molto apprezzato.
    P.S. ps. Credo che lui alla fine sia contento di aver avuto una esperienza universitaria, un’esperienza di cui forse avrebbe sentito la mancanza.

  28. penso non sia semplice cercare di indirizzare i propri figli in una o l’altra direzione, quando li avrò, credo proprio che sentirò crescere la mia resposnabilità sul loro futuro è innegabile che si possa agire sula loro strada per il loro bene (sperando che sia effettivamente un bene per il futuro.. )

    però penso che studiare sia sempre una ottima soluzione, questo non vuol dire arrivare al master e una volta preso ricominciare con altre lauree o altri master.. corsi a volontà solo per il gusto di studiare.. ma penso sia importante cercare di avere una mentalità da studioso, alcuni strumenti di valutazione o di apprendimento ti vengono insegnati dall’università, da un professore particolarmente capace alle superiori e/o semplicemente dai colleghi sul lavoro in ogni caso è importante avere i strumenti per poter valutare bene cosa fare.

    Quindi è bene cercare di studiare e avere il maggior grado di istruzione a cui si può arrivare, se poi si vede che l’università, il master o altro non è alla propria portata (spesso solo per voglia o incompatibilità con quelle materie) allora è bene cambiare e prendersi un periodo per lavorare (e riflettere) dopo il quale decidere se continuare a lavorare, tornare a studiare, cambiare settore o quant’altro.

    Certo, si può obbiettare che si perdono gli anni dell’università (5-6 anni) e che si inizi a guadagnare dopo con una perdità di indipendenza .. è vero ed è innegabile per me, però penso che alla lunga paghi l’università, se si cerca un posto di lavoro anche non troppo retribuito in età più matura è più facile che assumino un 40enne laureato con esperienza che un 40enne non laureato sempre con esperienza… e vista la crisi che fa chiudere, spostare, ridimensionare un sacco di aziende non la vedo una scelta così sbagliata.

    Un lavoro da euro 1000 per un laureato non è così remoto da trovare, si può anche aggiungere tranquillamente un contratto a progetto se si vuole rendere la cosa realistica e molte volte vengono paragonati a non laureati - almeno per i primi tempi poi chissà..

    purtroppo io non vedo la situazione rosea e sopratutto non vedo dei segnali di cambiamento.. ma spero di sbagliarmi di grosso.

    Che poi un architetto faccia il pizzaiolo non lo vedo così scandaloso, anzi non è detto che guadagni tanto di meno e sicuramente ha molte meno responsabilità e mal di pancia.. per di più non sempre si arriva all’università con le idee chiare su cosa fare in futuro, per di più che se la pizza merita…

    ciao

  29. Salve a tutti,
    rispondendo alla domanda conviene studiare?, dal mio punto di vista,in questo momento tragico della società Italiana, assolutamente no, se si guarda il problema dal lato economico.
    Se poi analizziamo la suddetta diatriba dal lato della cultura e dell’apertura mentale allora credo che non ci sia nulla da ridire,ma dal lato economico della questione secondo la mia personale esperienza, e quella di molti mie amici che insieme a me hanno fatto l’università, studiare ai giorni d’oggi e una rimessa a fondo perduto, almeno per alcune lauree, in particola modo legge.

    Pietro e Marklab mi trovano concorde quando asseriscono la non convenienza dello studio sotto l’aspetto economico, la loro non è una costazione è un dato di fatto.

    per raggiungere l’obbiettivo dell’abilitazione professionale ho fatto innumerevoli sacrifici e rinuce che ha conti fatti non sono stati minimamente ripagati in particolare mi riferisco al lato economico.
    Se al momento dell’iscrizione all’università potevo solamente immaginare quale destino triste aspetteva un laureato in legge avrei optato per fare qualsiasi altro mestiere aldifu
    secondo il per raggiungere tale obbiettivo ho fatto innumerevoli di quei sacrifici e rinunce

  30. . Ma è difficile prendere una posizione netta. Quello che posso dire è chè che oggi se si ha la possibilità di iniziare a lavorare subito dopo il diploma è meglio con questi tempi che tirano

  31. Trovo i vostri commenti interessanti e vorrei aggiungere che io sono diplomato in ragioneria e faccio tutt’ altro ma l’ università è rimasta il mio sogno nel cassetto, ma sapete il giorno d’ oggi essere laureati cosa vuol dire e cioè più considerazione più rispetto più autostima più possibilità più conoscenze ecc. Io se potessi tornare indietro andrei senza ombra di dubbio all’ università perchè chi semina raccoglie .

  32. Anche se oggi l’università è in crisi, io credo che studiare e prendere un titolo sia conveniente soprattutto per trovare un buon posto di lavoro in futuro. A me mancano due esami alla tesi di laurea e non vedo l’ora. Credo di riuscirci entro dicembre di quest’anno anche perchè mi sto fcendo seguire da un tutor di Universitalia. So che oggi trovare lavoro non è facile, ma speriamo che la laurea conti qualcosa!

  33. è triste ragazzi, assolutamente triste, ma Pietro ha davvero ragione… il problema è che oggi l’unica laurea che garantisca un futuro è quella in medicina… tutti gli altri, poche storie, studieranno 5 o più anni per restare disoccupati o guadagnare quanto, se non meno, di un diplomato dell’Itis!!! Risultato? 3000 matricole a scannars per uno dei 300 posti disponibili a medicina, senza la minima vocazione per fare il medico, ma attirati solo da profitti economici futuri!!! Effetto? medici pessimi e malsanità, e milioni di altri laureati disoccupati… riflettiamoci sopra…

  34. Studiare oggi? A meno che non si sia molto portati è meglio evitare….. Le uniche lauree che vale la pena prendere sono Odontoiatria(sebbene possa fare un pò schifo) e legge se si è molto bravi(concorso da notaio o magistrato)….non sono d’accordo con daniele quando dice che i medici di domani saranno peggiori….al contrario, la selezione ci avvicinerà al livello di eccellenza americano (come qualità delle prestazioni)…medicina è l’unico corso di laurea che è diventato più difficile negli ultimi vent’anni…. è anche vero che un medico neoassunto guadagna più di 2000 e al mese (a 33-34 anni, dopo 11-12 anni di studio, equiparabili a 2 lauree lunghe), ma non c’è mai, lavora sempre ed è costantemente stressato…x 3000-4000e a 50 anni? Non è meglio diventare dentisti, studiare la metà e a 50 anni avere il proprio studio privato lavorando la metà di un medico ,guadagnando il doppio senza alcuna responsabilità?chiunque spera di diventare ricco con una laurea in ingegneria è un Folle….perchè se ciò accadrà, la sua laurea sarà l’ultimo dei motivi…Sulle altre lauree non vale neanche la pena esprimersi….è palese che conviene fare l’idraulico…

  35. convenga, scusate, è un pò tardi e ho la testa bruciata dallo studio

  36. Un neoDIPLOMATO di solito punta:
    1) o a trovare lavoro in breve tempo lasciando in disparte il sogno di fare SOLDI VERI puntando ad alcune professioni sanitarie triennali - esempio infermieristica, fisioterapia, tecniche di radiologia -
    2) o a cercare di guadagnare SOLDI VERI rischiando di trovare lavoro con più difficoltà e non con una paga da laureato - esempio ingegneria, economia, giurisprudenza -
    3) o di farsi una propria cultura anche se al 94% non verrà ripagata - esempio lettere -

    Ora diciamoci la verità… bisogna anche essere un pò materealisti sennò POVERI GENITORI, investono su di noi a vuoto

    Lo stipendio regolato del C.C.N.L. di 1280 E netti lo raggiunge anche un solo diplomato con esperienza…

    Fatto sta l’ università in Italia paga poco e può servire ad avere un lavoro stabile

    Certo ovvio poi c’è Medicina che paga tanto e anche Odontoiatria…
    La prima sono 6+4 minimo di specialistica se riesci a fare tutto perfetto senza rimanere mai indietro
    La seconda devi farti clienti, devi farti lo studio facendo i conti con tutta la burocrazia e gli imprenditori lo sanno bene… insomma la vita non è scontata

    3000 euro/mese per un medico non è poi così tanto pensando che ha studiato almeno 10 anni duramente, deve farsi assicurazioni costose, deve mantenersi aggiornato, è di alta responsabilità
    certo fare il medico è una vocazione
    Bisogna anche pensare che 2500 euro lo pigliano le infermiere svedesi (e protestano anche)
    Secondo me il problema sta nello stato italiano che “succhia” alle persone troppi soldi

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