Secondo uno studio commissionato da Avaya, le assenze dei dipendenti costano parecchio alle imprese italiane di piccole e medie dimensioni.
Dalla ricerca emerge che il 65% delle aziende stima di perdere fra 7.800 e 31.000 euro all’anno a causa dei dipendenti che rimangono a casa, arrivando, in alcuni casi, a cifre pari ai 70.000 euro, costi ai quali va associato il calo della produttività aziendale.
Le cause? Avverse condizioni meteorologiche, ritardi nel tragitto casa-ufficio, malattia.
Mentre le pubbliche amministrazioni sono corse ai ripari proprio in questi giorni nei confronti dei 500.000 dipendenti di Regioni ed enti locali, sia dal punto di vista del trattamento economico durante la malattia, sia stabilendo l’obbligo di presentare una certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica, infine attraverso l’ampliamento dell’orario dei controlli dei medici fiscali, il problema nelle pmi esiste e non è di facile soluzione.
Come affrontarlo? Dotandosi degli strumenti tecnologici che permettano il telelavoro?
E se anche un’azienda fosse in grado di sobbarcarsi i costi per la creazione di una struttura di lavoro flessibile, come riuscirà a garantirsi che i lavoratori mobili abbiano la stessa produttività di quelli presenti in ufficio?
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E’ molto semplice in realtà. Si imposta il telelavoro per obiettivi e si viene pagati al raggiungimento degli stessi. Se un lavoratore vuole i suoi soldi deve darci dentro!
naturalmente il lavoro da casa deve essere sottoposto a costante monitoraggio e controllo… non esculdo che con le persone giuste possa funzionare, ma io mi fiderei poco
@Claudio
Non è così in realtà. Se poi il lavoratore non ci “dà dentro”, magari perché sta lavorando contemporaneamente anche per altre aziende… ok tu non lo paghi ma ci perdi in produttività, poi ti devi trovare qualcuno che lo sostituisca e quindi perdi tempo, e quando l’avrai trovato non avrai alcuna garanzia che sia migliore del precedente. Io non la vedo per niente semplice.
Ci ho pensato tante volte… forse dipende anche dal tipo di lavoro svolto. Ad esempio se uno fa il venditore telefonico e lavora a provvigione può avere un senso, e se lo fa come unico lavoro si sicuro è motivato a portare certi risultati… ma per altre figure lo vedo molto più difficile.
attualmente penso che dipende dal tipo di lavoro, come avete detto un po’ tutti.. non è così semplice permettersi dei fallimenti e se su 100 che ne hai un terzo non ti porta nessun guadagno? a volte è dura anche solo dimostrarlo a posteriori e cmq qualche mal di panci in cause e affini arriverebbero…
forse è opportuno farlo dopo un periodo ad es qualche anno che si lavora per la stessa azienda, a quel punto diventerebbe anche un privilegio del lavoratore e incentiverebbe i nuovi arrivati a rimanere e applicarsi meglio per raggiungere l’emancipazione.. o l’indipendenza che dir si voglia
Mannaggia, mi è venuto voglia di approfittare del telelavoro.. ehm domani chiedo, see
ci sono tante persone che lavorano fuori azienda e quindi fuori controllo: dai tecnici che fanno le varie manutenzioni a chi si occupa di pulizie ecc…. se lo fanno loro non vedo perché non dovrebbe farlo un impiegato.
Dimenticate un aspetto importante del lavoro: l’interazione coi colleghi, il team. Il lavoro da casa, autonomo e indipendente, ha un senso se si tratta di qualcosa che è realmente “staccabile” da un’azienda… per esempio l’amministrazione non lo è.
giusto, bisogna capire quali lavoro sono ’staccabili’ ma a tal proposito non potrebbe essere utile anche un sistema embedded di videoconference?
Costano pochi soldi e lo ammortizzi con la spesa di benzina di un mese che … per le riunioni e per giornate di allineamento / formazione si può sempre andare in ufficio… cioè: non sarebbe possibile prevedere una settimana in ufficio e le altre a casa? sarebbe una manna anche per le mamme che lavorano 8 ore (e più) al giorno.
ciao.
Comunque quello delle assenze è un bel problema, soprattutto con chi ha un contratto di collaborazione perché non puoi mai verificare se è malato davvero o se ne approfitta…. Io ho dei collaboratori che hanno visite mediche improvvise, funerali improvvisi… di tutto. Io x una visita specialistica mi prenoto anche 2 mesi prima, e i funerali hanno bisogno di qualche giorno per essere organizzati… possibile che agli altri queste cose capitino sempre tra capo e collo?
Mi ritengo nella media di quanto stimato. Perderò almeno 10.000 euro l’anno a causa dei problemi dei dipendenti, e ho molto spesso la sensazione che se ne approfittino.
interessante il dato Anna, hai considerato pro e contro? se posso, quanti dipendenti?
da un mio calcolo - su caso personale e quindi molto discutibile - tra guadagnato (ore non pagate di straordinario e ferie non godute) e malattie / ritardi le cifre son ben diverse … almeno sul caso che mi son fatto io te lo spiego così mi dici dove sbaglio:
ipotizziamo per esempio un dipendente medio che fa circa una media di due ore e mezzo di straordinario alla settimana (se guardi consulenze o impiegati informatici e affini le superano abbondantemente sebbene dipenda dai dipendenti ovvio.. ma penso che fra una cavolata e l’altra una mezz’ora circa al giorno escono se si lavora su 5 gg) quindi per un 220 gg lavorativi minimi effettivi sono 550 ore / anno non pagati .. ora mettiamo contratto metalmeccanico che ha mmm un 24 gg di ferie e li fa tutti - strano direi - e prende diciamo fra malattia e ritardi vari un 30 gg annui (numero davvero eccessivo di fatto, imho) sarebbero circa 54 gg per 8 ore sono circa 432 ore / anno …
scusami ma non vedo la perdita così lampante…
se invece di due ore e mezza calcoli la situazione di un consulente medio che viaggia o un tecnico che lavora in giro e a volte manco fanno le pause allora vai nettamente in guadagno.
@Giovanni: con un contratto di collaborazione (a progetto) non è un tuo diritto sapere se uno è realmente malato o no, in quanto non esiste una subordinazione.
riporto alcuni cardini della contrattazione a progetto:
In sostanza possiamo considerare quali elementi caratterizzanti del rapporto di lavoro a progetto:
* il progetto o programma o fasi di esso;
* l’autonomia del collaboratore in funzione del risultato;
* il coordinamento con il committente;
* la durata che deve essere determinata o determinabile;
* l’irrilevanza del tempo impiegato per l’esecuzione della prestazione;
* l’assenza di un vincolo di subordinazione.
http://it.wikipedia.org/wiki/Contratto_a_progetto
come vedi, l’assenza di un vincolo di subordinazione, può far si che il tuo lavoratore a progetto stia a casa senza rendertene conto, per quanto possa essere un atteggiamento scellerato.
assumilo, se così non ti va bene… dopo gli potrai mandare il medico fiscale a casa.
@Rudy
Ti dico cosa è capitato a me (uno dei tanti episodi in realtà): qualche tempo fa un mio commerciale, che viene pagato a provvigione quindi non ha l’obbligo di restare in azienda, mi ha detto che andava da un cliente e poi l’ho visto ai giardini pubblici coi figli. Finchè mi fa fatturato francamente non mi interessa come passa il tempo… ma perché spacciare quello che non è?
Quello che voglio dire è che i dipendenti, come quelli che hanno contratto a progetto, come chi ha partita iva, indipendentemente dai loro diritti tendono comunque a voler fare in modo che pensi che se non vengono in ufficio hanno ragioni gravi per farlo, e poi magari vanno dal barbiere o a fare la spesa.
Rudy avrai anche ragione ma ti ricordo che un contratto cocopro premette a un’azienda di dare lavoro a 2 persone anziché a una sola con un contratto di assunzione. E di questi tempi non è certo poco. Naturalmente l’azienda ha bisogno di poter contare su determinati comportamenti non solo da parte dei dipendenti ma anche dei collaboratori, e lungi dal volerli sorvegliare o avere il controllo totale sulla loro giornata lavorativa, chiedere loro di non raccontare balle non mi pare chiedere troppo.
A me è capitato con la segretaria, doveva essere a una visita in ospedale e poi la becco al centro commerciale con un’amica. Adesso come faccio a fidarmi quando avrà realmente un problema di salute? E dire che non ho mai negato permessi per uscire prima, indipendentemente dalla ragione. Le sarebbe bastato dirmi: dovrei uscire prima oggi… Senza bisogno di raccontare bugie.
aspè qui si sta facendo confusione
@rudy hai ragione
@alex bhè se lo paghi a provvigione il problema non sussiste. in qualto al … ma perché spacciare quello che non è? semplice, imho, non sei forse un capo e non ti è mai capitato di dire cose di più di quel che sai o cercare di farti vedere più impegnato di quello che realmente eri? onestamente intendo..
@ tony il discorso del cocopro è una bufala 2 persone pagate quanto? e quanto lavorano perchè sentono che l’alto dipendete fa un paio di ore distraordinario minimo in più? naaaa dai non prendiamoci in giro
se non puoi assumere delle persone io dico .. si ridimensiona il business e si prende coraggio per delle scelte amare.
@antonella la prossima volta chiedi la giustifica, sono tenuti a portarla altrimenti nessun riconoscimento.. sono permessi non retribuiti! Come fai a fidarti in futuro? sempre con gli attestati di malattia e affini (li puoi richiedere per legge e sopra c’è orario e giorno) .. bhè se poi suo marito è un medico della mutua il discorso cambia .. secondo me però pecchi di ingenuità e i topi si sà..