Vi riporto di seguito la Tesi di Federica Guidi Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria al 38° Convegno di Santa Margherita Ligure.
L’ho trovata molto interessante e attuale, ma vorrei sapere anche cosa ne pensate voi e dei tanti imprenditori che leggono il Blog e che magari erano presenti a S. Margherita.
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Cari amici,
“Siamo in un mondo che cambia”.
Il messaggio, chiaro e dirompente, ci è arrivato negli anni 2000 dal sociologo inglese Giddens, ma a quasi dieci anni di distanza è ancora di evidente attualità.
Ma come cambia il mondo che cambia?
In una economia mondiale che tende ineluttabilmente alla globalizzazione, dove i più diversi sistemi economici hanno rivoluzionato e ridisegnato i propri modelli di produzione, di organizzazione e di mercato, assistiamo ad una vera e propria “mutazione genetica dell’impresa”, specie quella piccola e media.
Le categorie che hanno orientato il nostro agire per tutto il corso del Novecento si sono trasformate con grande velocità. E noi con loro.
Il contesto globale
La caduta del muro di Berlino sembra un evento lontano, ma quell’evento, che non è remoto, ha prodotto a catena conseguenze impensabili.
La scomparsa del socialismo reale ha liberato milioni di persone da un regime schiacciante, restituendoli ad una libertà talora fragile e precaria, ma vibrante e vissuta con entusiasmo. Decretando l’insostenibilità – dal punto di vista “umano” prima ancora che economico – dei regimi comunisti, la caduta del muro tuttavia ha finito per illuminare anche le zone d’ombra esistenti nelle economie occidentali.
Nel secondo dopoguerra l’Europa ha beneficiato di uno straordinario sviluppo economico dovuto certamente, ma non solo, al desiderio di rivalsa dopo la catastrofe bellica, allo spirito imprenditoriale, alla voglia di fare degli europei e
ad istituzioni fondamentalmente amiche dell’impresa e della crescita.
Le imprese italiane erano sì in competizione con quelle